Irlanda: il nostro viaggio nella verde terra celtica (2)

La nostra scappata nell'Ulster

La notte è trascorsa in modo piuttosto tranquilla.
Prima di colazione ci spostiamo ad ovest per raggiungere Maggligan Point. Da qui percorriamo verso est la Causeway Coast Road fermandoci prima di tutto a Dowhill per una passeggiata al Mussenden Temple, un piccolo tempio rotondo fatto costruire da un vescovo per i suoi incontri amorosi.

Mussenden Temple

La costa in queso tratto è magnifica, ci sono larghe spiagge di sabbia che si alternano ad alte e verdi scogliere.
Lungo la strada ci sono diversi punti panoramici che sfruttiamo per scattare fotografie fino a che non arriviamo al Dunluce Castle un pittoresco castello in rovina costruito a strapiombo sulle scogliere di basalto appartenuto alla famiglie scozzese dei Mc Donnel, conti della conte di Antrim.
Lo visitiamo (10 sterline il family ticket) passeggiando tra le sue rovine e spingendoci giù ai piedi delle scogliere dove si aprono numerose grotte.

Dunluce Castle
 Ripartiti in breve giungiamo alle famose Giant’s Causeway, meta primaria del nostro viaggio al nord.
Sono una meraviglia!
Qui più di 40 mila blocchi esagonali emergono dalle acque formando una sorta di via: la strada del gigante, appunto. Il posto deve questo nome ad una leggenda che vede come protagonisti due giganti : uno irlandese e l’altro scozzese (la Scozia si trova al di là del braccio di mare che si ha di fronte).
In realtà la presenta di queste colonne è da ricercare nella geologia della zona e sono dovute al rapido raffreddamento di una colata lavica di basalto.
Nonostante la presenza di una moltitudine di turisti l’atmosfera è magica.
L’accesso è gratuito, ma occorre lasciare il camper in un vicino parcheggio a pagamento e con una passeggiata di 10 minuti raggiungere il tratto di costa.
Noi scegliamo quello ampio vicino alla stazione del treno a vapore ( 6 sterline).

Giant’s Causeway

Trascorriamo un sacco di tempo sulle scogliere percorrendo anche il sentiero che si sposta verso est e che conduce agli Spanish Organ dove le colonne esagonali assumono le sembianze di canne d’organo. Più avanti la scogliera si trasforma e si tinge di rosso quasi fosse un canyon.
Tornati al camper pranziamo. Sono quasi le 15.00.

L’ultima meta del nostro viaggio nell’Ulster è Carrick-a-Rede.
Cos’ha di speciale questo luogo?
Un ponte di corde sospeso a circa 30 metri di altezza che collega la scogliera sulla terraferma all’isola Carrick-a-Rede.
Anche qui l’accesso è gratuito, ma il parcheggio è a pagamento. Per chi come me soffre di vertigini l’attraversamento di questo ponte è da paura, nonostante sia perfettamente in sicurezza e che ci sia personale a fare in modo che nessuno compia sciocchezze.
Mi faccio coraggio e attraverso mettendomi alla prova, ma quando torno sulla terraferma giuro a me stessa che non lo rifarò mai più.
L’isola è molto piccola, ricoperta di prati e circondata da scogliere dove nidificano gabbiani.
Un tempo i locali venivano qui per la pesca al salmone.

Carrick-a-Rede

Superata la prova puntiamo di nuovo in direzione dell’Irlanda che raggiungiamo dopo circa 3 ore di viaggio.
Ceniamo e pernottiamo di fronte al parcheggio della Old Mellifont Abbey.
Solo dopo cena realizziamo di aver dimenticato al Dunluce Castle la nostra preziosa Lonley Planet.
Ormai siamo alla fine del viaggio, ma è comunque una grossa perdita.
Ci sembra di aver perduto un po’ dei ricordi dei luoghi visti fino a qui, di aver perduto un compagno di viaggio.



Gli antichi monasteri irlandesi
Stamattina dormiamo un po’ di più.
La nostra guida dei siti HC dice che l’abbazia apre alle visite solo alle 10.00.
La Old Mellifont Abbey è ciò che rimane di un florido monastero cistercense costruito dai monaci fracesi nei pressi della città di Ardee. Alle 9.00 siamo comunque già quasi pronti e Marco facendo un giro vede che il cancello alle rovine è aperto. Poco dopo arrivano i giardinieri che aprono le porte dei bagni e noi ne approfittiamo per fare camper service, poi andiamo a visitare i resti dell’abbazia.
Purtroppo rimane ben poco.
Di rilievo è il lavabo ottagonale dove i monaci sfruttando l’acqua proveniente dal vicino fiume si lavavano. La Chapter House, con i suoi bassorilievi, è chiusa per restauro.
Mentre giriamo tra i ruderi apre anche il piccolo centro visitatori. E’ un sito del circuito HC per sui lo visitiamo senza pagare. Al suo interno ci sono pannelli informativi sul monastero e la sua storia, mentre su mensole sono esposte pietre e decorazioni provenienti da esso, poste qui per preservarle.

Mellifont Abbey

Siccome la visita non ci ha portato via molto tempo decidiamo di fare uno strappo al programma e andiamo alla vicina Monasterboice dove si trova una delle più belle croci celtiche d’Irlanda.
Si tratta di uno dei monasteri più antichi del paese, fondato nel V secolo da un discepolo di San Patrizio. Il luogo è sempre parto alle visite ed è curato da un gruppo di volontari.
L’ingresso è gratuito.
Purtroppo il parcheggio ha le sbarre, ma è possibile parcheggiare il camper per qualche minuto in uno slargo accanto all’ingresso.
L’atmosfera che avvolge questo posto è di estrema tranquillità. Tra il verde di alberi frondosi si ergono numerose antiche lapidi, una chiesa in rovina, una roud tower e tre croci in pietra.
Veniamo accolti con entusiasmo e ci vengono dati dei fogli in cui sono descritte in italiano le figure che decorano le croci celtiche.
Passeggiamo tra le tombe fino a raggiungerle.
La più bella è la Muiredach’s Cross che riporta incisioni ben conservate del Vecchio e del Nuovo Testamento. Un tempo, colorata di tinte accese, doveva essere favolosa. La West Cross è la più alta d’Irlanda, ma purtroppo molto danneggiata, come pure la North Cross, la più antica.
Con difficoltà riusciamo ad interpretarne i decori, nonostante i fogli ci vengano in aiuto.
Queste croci, che abbiamo incontrato un po’ ovunque durante il nostro viaggio, avevano un’importante funzione didattica in un mondo di analfabeti ed erano come delle Bibbie “aperte”.
Siamo felici di questa variazione di programma: il sito vale veramente la pena di essere visitato.
All’uscita facciamo i complimenti all’anziana signora che ci ha accolti e questa contenta ci regala una cartolina ricordo.
Monasterboice

Lasciata Monasterboice ci spostiamo nella contea di Wicklow per andare a vedere la Powerscout Waterfall, una cascata che con i suoi 121 metri è la più alta d’Irlanda.
Il paesaggio delle Wicklow è incantevole. Intorno le montagne sono ricoperte di boschi e prati di erica in fiore.
Per vedere la cascata occorre pagare l’ingresso (5 euro gli adulti, 3,50 euro i bambini). All’interno dell’area c’è un parcheggio , un chiosco che funge da bar, servizi igienici e diversi giochi per i bambini. Tavoli e sedie da pic nic invitano a trattenersi un po’ di più.
Dal parcheggio le cascate si raggiungono in poco meno di 5 minuti. Sono molto belle, soprattutto per l’ambiente che le circonda. Non possiamo dire che ci abbiano lasciato senza fiato…ne abbiamo viste di più sensazionali nella zona della Jura francese.

Powerscout Waterfall

Dopo aver pranzato ci dirigiamo a Glendalough, un altro importante sito monastico irlandese fondato da San Kevin e facente parte del circuito HC.
Il momento migliore per visitarlo sarebbe il mattino presto, prima che venga preso d’assalto dai turisti.
Il suo parcheggio ha le sbarre, ma le troviamo alzate, per cui lasciamo lì il nostro mezzo ed andiamo a visitarlo. L’accesso al centro visitatori è a pagamento, ma essendo un HC noi entriamo gratis.
Qui ci sono diversi pannelli che illustrano il sito ed un filmato in lingua inglese che parla dei monasteri irlandesi e di Glendalough.
Visto che l’insediamento si sviluppa in un’area piuttosto ampia e compresa tra due laghi all’interno del Wicklow National Park chiediamo all’ingresso una cartina del posto in modo da riuscire a determinare dove sono collocati i vari monumenti che compongono il monastero.
L’addetta parla italiano e alla fine ci regala il depliant che purtroppo risulterà pressocchè inutile visto che la mappa è poco fedele alla realtà!
Seguiamo il sentiero lungo il Lower Lake ed incontriamo prima un daino e poi addirittura un cervo.
Che meraviglia!
Raggiungiamo l’Upper Lake, il centro visitatori del parco e le piccole cascate di Poulanass.
Torniamo indietro per il sentiero “Green” ed arriviamo di nuovo al sito monastico. Passeggiamo tra le vecchie chiese, le croci e la round tower. Le rovine sono molte e purtroppo non ci sono indicazioni precise di cosa corrispondano.

Glendalough
 Tornati al parcheggio decidiamo di non rimanere lì per la notte come avevamo programmato. Temiamo che di sera le barriere vengano chiuse.
Facciamo il pieno di acqua ad una fontanella e poi percorriamo le splendide Vale of Clara e Vale of Aboca.
Ad Avoca ci fermiamo per andare all’Avoca Handweavers, la più antica azienda di tessitura, ma la troviamo già chiusa. Qui tutto chiude presto.
Il paese è carino ed è stato la location del film “Michael Collins”.
Vorremmo sostare per la notte nel parcheggio di fronte la chiesa, ma la forte pendenza ci fa desistere. Scendiamo così fino ad Arklow villaggio sulla costa, dove ci fermiamo nei pressi del porto.
Qui ceniamo e pernottiamo.


Arrivederci, verde Irlanda
Oggi è il nostro ultimo giorno in Irlanda.
Nel pomeriggio dobbiamo imbarcarci per la Francia.
Abbiamo però ancora un po’ di tempo a disposizione e decidiamo di tornare ad Avoca per dare un’occhiata all’Avoca Handweaver e magari fare un po’ di shopping.
E’ la più antica fabbrica di tessitura a mano ancora in funzione in Irlanda. Qui vengono prodotte magnifiche e morbidessime coperte, maglioni, sciarpe in lana.
Il centro è formato da piccoli cottage bianchi e rossi che ospitano non solo la fabbrica, ma anche un b and b ed un negozio con favolosi prodotti locali.
Compreremmo tutto se potessimo.
Prendiamo qualche maglia, guanti, cappelli per l’inverno ed alcuni regali. Il rapporto qualità prezzo è molto buono. Alla cassa veniamo invitati a visitare la fabbrica e così seguiamo l’itinerario di visita che si snoda tra i telai e i diversi macchinari in funzione. Ovunque matasse di lana dai molteplici colori pronte per essere trasformate.

Avoca

Usciti di lì un po’ a malincuore ci spostiamo verso Rosslare, luogo d’imbarco.
Pranziamo e poi ci mettiamo in coda. Le procedure si svolgono senza problemi anche se dobbiamo insistere un po’ per avere l’allaccio elettrico. Per il  ritorno non abbiamo prenotato la cuccetta, ma solo il posto sul ponte superiore. Saliamo subito per prendere posto e per vedere com’è.
Il nostro dubbio era più che altro come sistemarci visto che i nostri biglietti riportavano posti lontani gli uni dagli altri.
Chiedendo scopriamo che non importa, per cui occupiamo quattro posti contigui, poi usciamo fuori per goderci la partenza.
Rimaniamo all’esterno fino a che non fa troppo freddo, giriamo un po’ all’interno della nave che abbiamo già ampliamente esplorato all’andata e ceniamo al sacco.
Le ore passano molto lentamente.
Trovo che il passaggio in traghetto sia uno dei viaggi più noiosi in assoluto.
Per di più le poltrone sono scomodissime ed è quasi impossibile dormire. Avessimo immaginato ci saremmo portati dietro i sacchi a pelo per dormire sulla moquette come fanno altri. Alla fine Giada e Mara si distendono comunque usando le maglie come cuscino.

Finalmente arriva l’alba e appena è possibile usciamo sul ponte esterno a rinfrescarci la mente.
C’è sole e sebbene fredda l’aria è piacevole.
E’ con sollievo che avvistiamo la costa francese ed il profilo della città di Roscoff che ben conosciamo. Recuperiamo le nostre cose e ci prepariamo a scendere.
Usciti dalla pancia della nave ci dirigiamo verso l’area attrezzata per i camper, ma scopriamo che è stata chiusa. Ora si può sostare nei pressi di un centro commerciale dove è presente anche una colonnina di carico/scarico. Ci fermiamo lì per pranzo e per riprenderci dalla traversata, facciamo un po’ di spesa e poi intraprendiamo il nostro viaggio di ritorno per l’Italia.
Il percorso è quello seguito già all’andata con sosta per dormire a Die.

La vacanza è finita
Abbiamo dormito profondamente stanotte.
Ci svegliamo alle 8.00 e dopo colazione riprendiamo la via di casa percorrendo la strada per il Colle della Maddalena e raggiungendo nel pomeriggio Cuneo dove si conclude il nostro viaggio lungo ed intenso.

Questo viaggio desiderato da tempo e programmato nei minimi particolari è stato uno dei più belli che abbiamo compiuto e ci rimarrà in testa per mooolto tempo.
Speriamo un giorno di avere l'occasione di tornare di nuovo sulle strette strade della verde Irlanda .... ma l'Europa è vasta ed altre mete prossimamente ci attendono!!