Passeggiata autunnale in Valle Gesso

Anche quest'anno,purtroppo, è arrivato l'autunno. Abbiamo cercato di allungare il più possibile l'estate, ma nulla da fare ...inesorabilmente le calde giornate si stanno trasformando in brumose, gelide e umide. Non è che odi così tanto questa stagione, un pò triste, quanto il fatto che qui, dove abito io, occupa gran parte dell'anno e, in certi inverni particolarmente rigidi, inizia ad Ottobre e si prolunga fino alla fine di Aprile!!
Per esorcizzare un pò l'arrivo della brutta stagione, cosa c'è di meglio, allora, di una bella passeggiata in montagna per catturare in scatti fotografici i colori accesi dell'Autunno e la natura che cambia?

E così un venerdì mattina ci siamo diretti con la nostra fidata Nikon in Valle Gesso, precisamente alle Terme di Valdieri da dove parte un sentiero verso il Lagarot di Lourousa (195o m.)
Era la prima volta che percorrevamo questo sentiero e fino a qualche giorno prima non conoscevamo l'esistenza di questo piccolo specchio d'acqua. Abbiamo scelto di fare quest'escursione per il breve tempo a nostra disposizione e perchè presenta tratti in boschi che possono offrire begli scorci autunnali. Così, lasciata la nostra auto in un parcheggio deserto poco prima delle terme ci siamo avventurati sul sentiero, largo, facile e che non presenta salite molto ripide. Tutto intorno regna il silenzio. L'unico rumore è quello dei nostri scarponi che calpestano un soffice ed alto tappeto di foglie gialle. L'atmosfera è fantastica ed il freddo che abbiamo sentito all'inizio a poco a poco che saliamo scompare. Il sentiero è molto bello e presenta tutta una serie di tornanti nel bosco che contrappone le fronde spoglie da un sottobosco verdissimo con felci e muschi che arrivano a ricoprire vecchi muretti a secco. Saliamo tranquilli e ad un tratto....sorpresa!! In alto su un masso alla nostra sinistra scorgiamo un camoscio, probabilmente femmina, che emette strani versi nella nostra direzione. Presumibilmente è il suo modo per tenerci lontani dai suoi cuccioli, pensiamo. Colti impreparati cerchiamo di cambiare l'obiettivo in fretta senza spaventarla e rubiamo qualche scatto prima che salti via. Riprendiamo il nostro cammino mentre il bosco cambia e le latifoglie lasciano il posto alle conifere, larici e abeti. Ad un certo punto ci troviamo sulla destra una piccola pietraia e lì un altro camoscio sta pascolando la rada erbetta. E' tranquillo, ci guarda circospetto, ma continua la sua attività tenendoci d'occhio. Noi lo osserviamo per un pò, ammirando anche il panorama che si apre di lato con il vallone di Valscura e l'imponente massiccio del Monte Matto, poi continuiamo a salire fino a quando usciamo allo scoperto ed in breve raggiungiamo il pianoro dove si trova il Lagarot di Larousa. Il posto è meraviglioso! Il pianoro è occupato dal piccolo laghetto alimentato da diverse sorgenti. Le acque, poco profonde, sono incredibilmente azzurre e trasparenti ed in esse si specchiamo alcuni abeti e la parete del Monte Matto. Intorno c'è molto verde: felci, muschio ed erba si alternano a piccoli massi. Sul terreno ci sono i segni del primo freddo e gli steli sono ricoperti da brina e motivi geometrici di fine ghiaccio. Di fronte al laghetto si staglia il noto Canalone di Larousa, racchiuso fra il Monte Stella e il Gelas di Lourousa, le due cime dell'Argentera. In basso, nella morena che un tempo ospitava il ghiacciaio si intravede il colore rosso del solitario Bivacco Varrone. Di fianco al lago, poco più in basso del sentiero che continua verso il rifugio Morelli-Buzzi, si trovano lapidi che ricordano i giovani morti durante l'ascensione al Canalone. E' triste, ma anche questo aumenta il senso di pace che si avverte qui. Facciamo il giro del laghetto, scattiamo numerose foto e mangiamo un panino, poi, il freddo comincia a farsi sentire e così, anche se a malincuore, scendiamo a valle. Sulla via del ritorno, che come al solito sembra eterno, abbiamo ancora la fortuna di incontrare un camoscio, per la verità la stessa femmina dell'andata, che ci indirizza il suo strano sibilo. Inspiegabilmente, però, per un bel tratto scende insieme a noi, tenendosi a debita distanza su una pietraia, fermandosi e voltandosi quasi volesse aspettarci. La perdiamo di vista dopo un largo tornante che volge in direzione opposta alla sua discesa. Ultimo incontro "animale" della giornata è un serpente, tra le foglie secche a lato del sentiero, che spaventato si rifugia subito sotto una pietra. Dopo due ore dalla partenza dal lago arriviamo alla macchina. Bellissima questa passeggiata sia per i colori che la semplicità che per la tranquillità del luogo. E' sicuramente da rifare in primavera inoltrata con le bambine....chissà che in quell'occasione non si avvisti anche qualche stambecco!

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